Il racconto della visita

Catellana Grotte dista appena 8 Km dal Borgobianco e quella della visita alle sue grotte è un' ecursione che vi consigliamo vivamente.
La visita inizia con una breve sosta nella sala d'attesa retrostante la biglietteria; di qui, si passa alla lunga scalinata in galleria, l'accesso artificiale scavato nel 1939.

L'arrivo nella
 Grave è emozionante: uno smisurato ambiente con un occhio, in cima, di forma quadrangolare contornato di verdi lecci.

Il fondo è caratterizzato da imponenti gruppi stalagmitici ricoperti da muschio e felci.
Massi calcarei e detriti testimoniano la formazione dell'apertura per crollo della volta.

Dalla Grave si passa alla
 Grotta Nera, antico passaggio a sifone delle acque sotterranee provenienti dalla Grave: il luogo deve il suo colore ad una colonia di funghi microscopici terricoli, un nuovo deuteromicete, lo Scolecobasidium anellii.

Sulla destra si osserva una singolare concrezione sfrangiata detta
 La Lupa.

Il soffitto appare spoglio di concrezioni: le acque di condensazione del vapore contenuto in elevata quantità nell'aria sotterranea, - qui raffreddata per la corrente proveniente dalla Grave - hanno disciolto il carbonato di calcio delle concrezioni portandolo al suolo con lento stillicidio.
Sulla roccia denudata si osserva uno strato di carbonato di calcio quasi cremoso, il cosiddetto
 latte di monte.
Si tratta del prodotto della degradazione superficiale della roccia per l'azione combinata delle componenti volatili del guano e dell'acqua di condensazione interna.

Al termine della Grotta Nera si apre lo spettacolo delCavernone dei Monumentidalla maestosa navata a volta piana. Sulle pareti arrossate dall'argille ocracea, sino a dieci metri d'altezza, si riconoscono le tracce del passaggio di un fiume sotterraneo.

Doveva trattarsi di un corso d'acqua poderoso, a giudicare dall'ingente massa di sfasciume roccioso rimossa, per distaccamento, dalla volta e dalle pareti.
Nel Cavernone dei Monumenti la temperatura dell'aria oscilla, nel corso dell'anno, tra 11°C e 13,5°C, poiché si risente dell'afflusso di aria fredda dalla Grave.
Alto quaranta metri, si tratta del più vasto ambiente chiuso delle Grotte.
 

La caverna deve il nome alla presenza di strani gruppi stalagmitici ocracei allineati sul fondo come gruppi statuari; la studiata illuminazione aiuta ad evidenziare le somiglianze; si riconosce nettamente, ad esempio, dromedario, più semplicemente chiamato
 il cammello. 

Si prosegue attraverso l'altoCorridoio dell'Angelo
 dal profilo rettangolare; sulla parete di destra si osserva una delicata testina femminile, tra le concrezioni stalattitiche frangiate, un Budda.

Di qui si passa nella
 Navata del Tempio: pare di trovarsi all'interno di un antico tempio d'oriente dai fregi alabastrini; qui, ai piedi di una stalagmite alta due metri cresciuta su un masso caduto dalla volta si osserva una bassa concrezione alabastrina che ricorda una Civetta. 

Attraverso un angusto passaggio si arriva alla
 Cavernetta del Presepe.
Qui, in una piccola nicchia naturale a un metro di altezza dal suolo si scorge una minuscola stalagmite nella quale è stata identificata laMadonnina delle Grotte.

Qualche metro più in là c'è il
 Bivio, un tratto che nettamente distingue il fluire parallelo di due antichi corsi d'acqua.
Alla sommità di un alto gruppo stalagmitico si riconosce il
 Mosè di Michelangelo.

Nel percorso di andata si prosegue per il ramo a sinistra, verso il cosiddetto
 Corridoio del Serpente; il nome deriva dalla presenza, a metà del tratto, di una strana figura concrezionata, quasi un cobra che esca dalla tana.

Il passaggio sfocia in una vasta galleria naturale; un parapetto cinge il passaggio accanto ad una voragine laterale; si tratta del profondo fosso che arrestò l'esplorazione del
 25 gennaio del 1938.

Si lascia a sinistra il
 Piccolo Paradiso, un diverticolo laterale ricco di concrezioni cristalline.
Alcune stalattiti sembrano sul punto di congiungersi con le stalagmiti sottostanti; in realtà, non è possibile prevedere se e quando ciò accadrà: da tempo lo stillicidio delle acque filtranti è notevolmente diminuito.

Numerose piccole stalattiti sono ricoperte da una crosta bruna di limonite, idrossido ferrico, deposta dalle acque di stillicidio in particolari condizioni climatiche esterne.

Il passaggio successivo è quello alla
 Caverna dell'Altare, la quale deve il suo nome alla presenza di sottili stalagmiti bianche simili ai ceri di una chiesa.
Il fondo della caverna, ingombro di sfasciume roccioso, era probabilmente un antico bacino interno nel quale confluivano le acque vorticose dell'antico fiume sotterraneo.

Si attraversa un breve passaggio per arrivare alla
 Caverna del Precipizio.
Il corridoio offre una visione sconcertante: vandali hanno smozzicato numerose concrezioni deturpando irreversibilmente la bellezza dell'ambiente.

Arrivati nella Caverna del Precipizio, tramite un solido ponte s'attraversa un profondo baratro; si è a circa un terzo del percorso, a circa trecento metri dalla Grave.

Di qui ha inizio il percorso di ritorno dell'itinerario breve; di qui, dunque, comincia la seconda parte delle Grotte di Castellana: una scala tagliata nei massi rocciosi caduti per un'antica frana interna sale al
 Corridoio del Deserto, un canyon sotterraneo che si estende per circa 450 metri lungo una netta frattura. Le pareti, nude nella parte inferiore sono decorate nella parte sommitale da concrezioni cristalline colo ocra. Sulla sinistra alcune concrezioni appaiono corrose: è l'effetto delle deiezioni, del guano dei chirotteri, i pipistrelli.

Qui, nel 1974, a seguito delle ricerche dei professori Balenzano, Dell'Anna e Di Pierro dell'Università di Bari fu rilevata la presenza di un nuovo minerale, un fosfato acido idrato di alluminio e potassio cui è stato dato il nome di
 francoanellite.

Fu nel Corridoio del Deserto che s'arrestarono le
 esplorazioni del 1938 per la presenza di una profonda fossa.

Al termine del Corridoio del Deserto il paesaggio muta radicalmente: condide concrezioni cristalline, forme fantasiose d'alabastro conducono nella
 Saletta della Cortina. Di qui, attraverso angusti passaggi si giunge al Duomo di Milano.

Alla sommità si riconosce, in un'alta stalagmite colonnare la Madonnina ambrosiana.

Si passa, poi, alla
 Caverna di Plutone; qui nella parete pare di scorgere un trono di alabastro sormontato da un baldacchino di bianche concrezioni a cortina. Oltrepassata la Caverna del Trono per un passaggio artificiale a mezza costa si giunge all'ultima parte delle Grotte nuove.

Si passa accanto ad un baratro di quindici metri, detto l'Inferno, il quale rappresenta il punto più basso del sistema.
Sulla volta si scorgono le famose concrezioni a
 pannocchia: si tratta di grosse stalattiti ricoperte di infiorescenze cristalline di calcite.

Proseguendo si entra nella
 Caverna della colonna rovesciata, o della Torre di Pisa, cui fa seguito uno stretto corridoio irregolare riccamente decorato da concrezioni.

Scendendo lungo una breve scalinata si arriva al
 Laghetto di Cristalli, un piccolo bacino di limpide acque di stillicidio al cui interno si è formata una ricca fioritura di cristalli di calcite.

Più avanti le stalattiti assumono forme insolite rispetto all'ordinaria posizione verticale.
Si tratta delle, cosiddette,
 stalattiti eccentriche.

La loro genesi è ancora poco nota; in particolari condizioni, come una variazione nella concentrazione dei sali calcarei in soluzione nelle acque di stillicidio, l'asse dei cristalli di calcite assume forma diversa dal consueto. Probabilmente, intervengono diversi processi: la tensione osmotica, fenomeni di capillarità, correnti di d'aria.

Dal Laghetto di Cristalli, si sale alla
 Sala delle Grandi Cortine, oSala Rossa.

Sulla destra scendono drappi alabastro rossastri a causa della presenza di ossido ferrico portato in sospensione dalle acque filtranti.

Dopo un basso corridoio naturale si arriva alla
 Caverna della Cupola; si tratta dell'ultima varice dell'alveo dell'antico fiume sotterraneo.
Alla base della parete orientale della Caverna della Cupola, nel 1940 Vito Matarrese scoprì la Grotta Bianca.

Si tratta dell'ultimo ambiente del percorso turistico, sicuramente del più affascinante. A settanta metri sotto terra, la caverna è un candido paradiso di alabastro.

Di qui inizia il percorso di ritorno dell'itinerario completo.
 

Oltre il percorso turistico, le Grotte di Castellana presentano numerose diramazioni secondarie, come il
 Ramo Nord-Occidentale, la prosecuzione a monte del sistema, l'Angolo Incantato, il Piccolo Paradiso e le Voragini

allegato : "Programma Estate ale Grotte 2009"